Francesco Petrarca
Una raccolta di lettere petrarchesche
Firenze, Biblioteca Medicea Laurenziana, Plut. LIII.35. Cart., sec. XIV2, mm 300×200, XIV+20+XIV cc. Scritture varie. Legatura ottocentesca.
Introduzione
Il codice raccoglie carte e frammenti di varia provenienza comprende inoltre alcuni componimenti poetici di Petrarca (non autografi) e altre lettere e poesie di diversi contemporanei destinati al parmense Moggio de’ Moggi (1325-1387 circa). Il testo trasmessoci dalle Familiari ha subito una notevole rielaborazione letteraria per poter entrare a far parte della raccolta attraverso la quale Petrarca intese fornire ai lettori la propria autobiografia ideale.
Trascrizione del testo esposto
Scripsit adolescens noster tibi; quid nescio, imo vero nescio quibus verbis,
aut qualiter; quid autem scio. Scripsit autem non ut precibus te gravaret,
sed ut animum exploraret tuum, quam pronus esset ad convictum nostrum.
Ceterum que ex illo audisti, quo dubii nichil etas infirmior,
et ad optata consequendum preceps pariat, ex me forsan cupis audire;
accipe igitur, et ex paucis multa comprehendens, hoc velut sotialium
pactorum cyrographum habeto. [2] Cupio quidem te, non ignarus magnorum tibi ac
prepotentium hominum aulas patere; sed ita michi persuasi, melius tibi futurum
nostra cum paupertate,quam cum illorum divitiis, si bene animum tuum novi.
Dulcior est enim honesta paupertas cum amico, quam sub domino divitie ingentes,
presertim libertatis et quietis et frugalitatis avido,
qualem te, si natura non fecisset, ut auguror studium fecit.
Descrizione
Il codice raccoglie carte e frammenti di varia provenienza e dimensione, vergate da dieci mani diverse, una delle quali è quella di Francesco Petrarca, di cui conserva dieci epistole in littera bastarda: le Varie 19, 46, 60, 12, 37, 8, 28, 16 3 4, e la Familiare XIX 5 (cc. 5, 8, 10, 12, 14, 15, 17r-18v). Si tratta dell’unico manoscritto superstite contenente un gruppo di lettere autografe di Petrarca (il Riccardiano 972 e Padova, Seminario Vescovile CCCLVII conservano ciascuno una singola lettera). Contiene inoltre alcuni componimenti poetici di Petrarca (non autografi) e altre lettere e componimenti poetici di diversi contemporanei destinati al parmense Moggio de’ Moggi (1325-1378 ca.): cancelliere di Azzo da Correggio, amico e corrispondente di Petrarca e pecettore di suo figlio Giovanni, Moggio fu destinatario di molte epistole petrarchesche e probabilmente lui stesso allestì questa raccolta.
Le nove Varie (otto indirizzate a Moggio, una ad Azzo da Correggio) furono scritte da Petrarca tra il 1353 al 1369; raccolte non in ordine, riguardano vari argomenti, tra cui la composizione del De vita solitaria e il compianto per la morte del Correggio. La Fam., XIX 5, del maggio 1355, documenta con pochi filtri letterari un interessante episodio della vita privata di Petrarca, poiché riguarda l’educazione impartita da Moggio a suo figlio Giovanni, riottoso e insensibile alla bellezza della letteratura. Si tratta dell’unico esempio superstite di littera transmissiva autografa del Petrarca, che conserva la forma, l’andamento e il registro di una missiva effettivamente spedita al destinatario, senza rimaneggiamenti successivi. Il testo poi trasmessoci dalle Familiari ha infatti subito una notevole rielaborazione letteraria per poter entrare a far parte della raccolta attraverso la quale Petrarca intese fornire ai lettori la propria autobiografia ideale.
Il manoscritto, in carte sciolte e mal conservate, fu visto a Cremona nel 1562 da Lodovico Beccadelli, che forse ne curò una prima legatura e ne fece dono al granduca di Toscana Francesco Maria de’ Medici; nel 1589 figura nel primo inventario della Laurenziana.

C. 14r: una lettera di Petrarca a Moggio Moggi